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Il Festival di cinema per ragazzi

© Christophe Baudot - Fotolia

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Questo mese si svolgerà dal 18 al 21 aprile la terza edizione del Vittorio Veneto Film Festival (VVFilmF), il Festival Internazionale di Cinema per ragazzi. La rassegna cinematografica è rivolta ai ragazzi fra gli 8 e i 21 anni come anche agli studenti universitari e si tiene annualmente nella città di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso.

Il 3 aprile è stata presentata l’iniziativa dalla direttrice del Festival Elisa Marchesini a Palazzo Farnese a Roma. Inoltre alla rassegna erano presenti Mirko Campodall’Orto, in rappresentanza del Comune di Vittorio Veneto e Gennaro Viglione, responsabile dell’ufficio ospiti. A moderare il tutto è stato il regista e giornalista di Raiuno Giuseppe Di Tommaso, il quale organizzerà al Festival un workshop su recitazione e montaggio. Il Festival può contare dalla scorsa edizione su una salda collaborazione con Rai Cinema e Rai Radio 2. Inoltre il Festival per ragazzi viene sostenuto anche dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dato che l’età dei partecipanti varia molto, la rassegna è organizzata in diverse sezioni. La giuria è composta da mille ragazzi provenienti sia dall’Italia che dall’estero, che avranno la splendida occasione di confrontarsi con il mondo del cinema.

Oltre alla regia composta di ragazzi, sarà presente anche una cosiddetta “giuria di qualità”, il cui Presidente è il regista Angelo Longoni. Il Presidente coordinerà la scelta dei migliori film assieme al giornalista Niccolò Berretta, alla responsabile Area Comunicazione Rai Cinema Bianca Giordano, l’attore Mehdi Mahdloo, la fotografa di scena Rosa Mariniello, il produttore presso la Endemol e la Bbc Toni Williamson, Emma Perrelli, Dirigente del Dipartimento della Gioventù e Maria Teresa De Gregorio, Dirigente delle Attività Culturali e dello Spettacolo per la Regione del Veneto.
All’edizione di quest’anno saranno anche attesi altri 35 ospiti importanti dal mondo del cinema, in grado di interpretare il linguaggio dei giovani.


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Ritorno al futuro

Uno dei film entrati a far parte dei classici del cinema è la pellicola diretta da Robert Zerneckis del 1985: “Ritorno al futuro”. Il film viene considerato un’icona del cinema anni ’80 ed ha riscosso un enorme successo a livello mondiale.

© Sergej Khackimullin - Fotolia

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Vincitore del premio Oscar come miglior montaggio sonoro e scelto per essere conservato nel prestigioso archivio dei film americani National Film Registry, il film tratta di un’amicizia tra un ragazzo indisciplinato, Marty McFly (interpretato da Michael J.Fox) e uno scienziato pazzo, Emmett Brown detto “Doc” (Christopher Lloyd). Doc riesce a tramutare un’automobile, una DeLorean, in una macchina del tempo. Dopo la morte di Doc il ragazzo, per non fare la stessa fine dello scienziato, scappa con l’automobile e si ritrova catapultato nel passato, precisamente nel 1955, nel giorno in cui i suoi genitori si conobbero. Marty però per sbaglio non rende possibile l’incontro tra i genitori e compromette quindi la sua nascita e quella dei suoi fratelli. A questo punto Marty si rivolge al giovane scienziato Doc, che gli darà una mano nell’impresa di far avvicinare i suoi genitori.
Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Oltre all’oscar è stato anche nominato per il Golden Globe e per il Premio BAFTA. Il regista ha vinto inoltre nel 1985 il premio come Young Venice Award – Special Mention alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film  è stato anche premiato come “Miglior film di fantascienza” dal Saturn Award.
Una curiosità: la mitica auto protagonista del film, la DeLorean DMC-12, prodotta in meno di 10.000 unità nei primi anni ’80, uscirà ora in una nuova versione eco-friendly. L’auto in vendita dal prossimo anno costerà circa 70.000.


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Premiere di ‘Titanic in 3D

© Catmando - Fotolia

© Catmando - Fotolia

Esce i primi di aprile nelle sale il capolavoro di James Cameron “Titanic”, il film che rese celebri a livello internazionale i due attori principali Kate Winslet e Leonardo Di Caprio. I due giovani e sconosciuti interpreti si conobbero proprio su quel set e sono poi tornati a recitare insieme in “Revolutionary Road“, film del 2008.

“Titanic” nel 1997 conquistò ben undici premi Oscar, tra cui quello per il miglior film e per il miglior regista, e registrò il record di incassi con un miliardo e ottocento milioni di dollari (la cifra è stata poi battuta in seguito da Avatar, film diretto sempre dallo stesso regista James Cameron). Ma, con il ritorno in sala del film in versione 3D, potrebbe avvenire un nuovo sorpasso. Il film uscirà nelle sale italiane il 6 aprile in occasione dell’anniversario dei cento anni dalla partenza del lussuosissimo transatlantico Titanic (10 aprile), che affondò durante il suo viaggio inaugurale da Southampton a New York.
Kate Winslet all’anteprima mondiale del capolavoro riproposto in 3D a Londra ha affermato che vedere il film, che la rese celebre, 15 anni dopo in una nuova veste è stata un’esperienza bellissima. Riguardare il film in versione tridimensionale è stata un’avventura completamente nuova perché, come ha spiegato, non si è uno spettatore seduto che segue “passivamente” la trama, ma lo spettatore ha la sensazione di trovarsi dentro al film e di vivere le avventure insieme agli attori.
Di Caprio invece purtroppo non ha potuto partecipare alla premiere, dato che è impegnato momentaneamente sul set di un nuovo film a New Orleans. E così al fianco della Winslet si trovavano il regista James Cameron e l’attore Billy Zane, che nel film interpretava il ruolo del fidanzato di Rose Dewitt Bukater, la protagonista interpretata da Kate Winslet.


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Dante Ferretti

La creatività italiana, la competenza e la professionalità trovano in Dante Ferretti e nel suo lavoro la sintesi perfetta. Nato a Macerata nel 1943 il grande scenografo si è imposto nella cinematografia mondiale, grazie alla sua opera grandiosa, curata, visionaria.

©panthermedia.net/Corina Daniela Obertas

©panthermedia.net/Corina Daniela Obertas

Sette volte è stato candidato all’Oscar e altra tre l’ha vinto: miglior scenografia per “The Aviator” di Martin Scorsese nel 2005, “Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street” di Tim Burton nel 2008 e quest’anno per “Hugo Cabret” di Martin Scorsese. Premi internazionali sono stati conferitigli, quali quattro BAFTA Awards (British Academy of Film and Television Arts), cinque David di Donatello, di cui uno come premio alla carriera, dodici Nastri d’Argento, più altri importanti riconoscimenti. Non potevano certamente mancare le onorificenze, quali quella come Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana e la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte.

Dante Ferretti studia all’Accademia delle Belle Arti a Roma e lavora come assistente scenografo, tra gli altri anche con Pier Paolo Pasolini, per poi diventare scenografo per “Medea” del 1969. Tanti registi si avvarranno della creatività di Ferretti: Ettore Scola, Franco Zeffirelli, Liliana Cavani, etc. anche se il sodalizio più lungo lo avrà con Federico Fellini. Dal romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa” Jean-Jacques Annaud girerà l’omonimo film e chiamerà a se Dante Ferretti come scenografo. Da questo momento in poi inizia a lavorare a più stretto contatto anche con i registi stranieri, raggiungendo il culmine con la collaborazione con Martin Scorsese, conosciuto negli studi di Cinecittà.

Dante Ferretti, oltre al cinema, si dedica anche alla scenografia teatrale, curando gli allestimenti di opere liriche e lavorando anche come regista teatrale.


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Il ritorno della Mezzogiorno

© Peter Kim - Fotolia

© Peter Kim - Fotolia

Dopo due anni e mezzo di assenza, torna sul set l’attrice Giovanna Mezzogiorno con il film ‘Vinodentro’. L’ultima apparizione dell’attrice 37enne risale al 2010, con il film “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo.

Adesso l’attrice ha raccontato che è pronta a ricominciare. Gli ultimi due anni e mezzo sono stati contrassegnati da diversi eventi, tra cui il suo matrimonio con Alessio Fugolo (conosciuto sul set di ‘Vincere‘), la morte di sua madre e la nascita dei due gemelli, Leone e Zeno. L’attrice ha raccontato come gli ultimi anni siano stati caratterizzati da un’altalena di emozioni tra grandi gioie e grandi dolori. Adesso la Mezzogiorno è pronta per ricominciare, cambiata sia nel fisico che nella mente. Le ultime esperienze l’hanno fatta indubbiamente crescere e l’hanno resa più consapevole e orgogliosa di sé.
Le riprese del film ‘Vinodentro’ partiranno tra agosto e settembre. ‘Vinodentro’ è un film diretto dal regista, sceneggiatore e produttore Ferdinando Vicentini Orgnani. Il cast è composto oltre che da Giovanna Mezzogiorno, anche da Vincenzo Amato, Rade Serbedzija e Nora Tschirner. Ambientato nel Trentino, il film è liberamente ispirato dal romanzo di Fabio Marcotto e racconta la storia di Giovanni Cuttin, il più importante wine-writer italiano e caporedattore di ‘Baccus’, il mensile più prestigioso del settore vinicolo. La vita di Cuttin si dispana di successo tra degustazioni, convegni e presentazioni della sua autobiografia, ‘Vinodentro’ appunto, fino all’incontro con una bellissima donna misteriosa che lo attira in un vortice senza via d’uscita. Il progetto è stato presentato a Verona in occasione del ‘Vinitaly’, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati. ‘Vinodentro’ è una coproduzione Italia-Germania tra Alba Produzioni srl e Cine Plus in collaborazione con Trentino Marketing Spa e la Trentino Film Commission.


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Romanzo di una strage

Il film “Romanzo di una strage” era necessario per il cinema italiano. Un film che ritrae la strage di Piazza Fontana, un periodo buio della nostra storia, che ha dato vita alla sfiducia che nutrono gli italiani nelle istituzioni e a uno sgurado speranzoso di molte generazioni verso il futuro. Fino ad allora gli italiani si sentivano protetti dalla democrazia, ma da quegli anni tutto si inclinò. Ancora oggi il nostro Paese ne paga le conseguenze e non è ancora riuscito a chiudere quel capitolo di storia, in cui le cospirazioni dominavano lo scenario politico di quegli anni.

© fergregory - Fotolia

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Con un cast fantastico il regista Marco Tullio Giordana, regista impegnato da tempo nel discorso politico e storico italiano, racconta la strage di Piazza Fontana, che avvenne il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano a seguito di un grave attentato terroristico in cui persero la vita 17 persone e ne vennero ferite oltre 80. Il film ricostruisce le tappe dall’attentato alle indagini sulla strage, dall’inizio delle indagini orientate unicamente verso la pista anarchica alla morte di Pinelli (interpretato da Pierfrancesco Favino), precipitato dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi (Valerio Mastrandrea) dopo tre giorni di interrogatorio e digiuno, dai giochi di potere di quegli anni da parte dei politici, dei servizi segreti e delle forze dell’ordine alla morte del commissario Calabresi.

Nel corso dei 33 anni vi furono vari processi, che si conclusero con sentenze che si smentirono a vicenda. Alla fine risulteranno tutti assolti. Per la giustizia italiana la strage non ha colpevoli. A pagarne le conseguenze però sono stati in molti, tra cui principalmente le vittime della strage e l’anarchico non violento Pinelli.
Il film è stato prodotto da Cattleya e Rai Cinema e uscirà nelle sale il 30 marzo 2012.


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Magnifica presenza

A metà marzo è uscito nelle sale il nuovo film di Ferzan Özpetek ‘Magnifica Presenza’. Il film era molto atteso, dopo il successo di ‘Mine vaganti‘, ed ha convinto ed entusiasmato i critici. Lo sguardo del regista rivolto verso i temi sui rapporti umani, sull’omosessualità, sulla memoria, sul travestimento, sui ricordi, sulla nostalgia e sul bisogno di famiglia è sempre sincero e “senza prediche”. Sullo scenario del cinema italiano, caratterizzato in gran parte da film che sembrano solo rispondere alle aspettative del marketing e dell’audience, Özpetek spicca grazie al suo coraggio di infrangere le regole mettendo in gioco la sua faccia.

© Mirka101 - Fotolia

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Il cast del nuovo film comprende Elio Germano, Margherita Buy, Paola Minaccioni, Giuseppe Fiorello, Vittoria Puccini, Claudia Potenzam Gea Martire, Platinette e Anna Proclemer. Protagonista è Elio Germano nel ruolo di Pietro, quasi trentenne, siciliano e disoccupato con una travolgente passione per il teatro. Pietro trova un appartamento per sé a Roma e stringe amicizia con i personaggi del quartiere, ma ben presto si rende conto che la solitudine nella grande casa affittata è solamente virtuale grazie alla presenza di fantasmi, in verità una compagnia di teatranti, che ha vissuto nella casa durante gli anni quaranta.

Pietro infine riesce a fare amicizia con i suoi ‘coinquilini’, soprattutto con il vero fantasma di Luigi Pirandello. Grazie al saldo rapporto di amicizia instaurato con i fantasmi e alla solidarietà che dimostrano, Pietro riesce ad affrontare anche i momenti più difficili. Per riconoscenza anche Pietro tenterà di aiutare gli attori nel liberarsi dal legame con il loro passato. Pietro riesce a scoprire la maledizione dei fantasmi, che riusciranno finalmente, grazie al sostegno del protagonista, a mettere in atto la loro commedia al teatro Valle di Roma, un’impresa che durante la Seconda Guerra Mondiale non erano riusciti a svolgere.


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Pulp Fiction

Dopo il successo mondiale de “Le Iene” si presentava per il talentuoso Quentin Tarantino un impegno non facile per bissare il successo del suo film cult. Il successivo lavoro del regista fu l’osannato “Pulp Fiction”, storia di gangster, violenza, umorismo  nero, azione che trascina lo spettatore in un universo popolato dagli strepitosi John Travolta, Samuel L. Jackoson, Tim Roth, Uma Thurman, Bruce Willis, Steve Buscemi tra gli altri.

©panthermedia.net/Johan Knelsen

©panthermedia.net/Johan Knelsen

Nel 1994 ottenne la Palma d’Oro a Cannes, consegnata da un entusiasta Clint Eastwood e il pubblico non fece che confermare la scelta della giuria, decretando nel giro di pochissimo lo status di film culto. Non mancarono anche le critiche per via dell’eccessiva violenza, del presunto razzismo e del turpiloquio che infiocchetta i dialoghi, ciò nonostante “Pulp Fiction” rientra per l’American Film Institute tra i migliori cento film di tutti i tempi. A Quentin Tarantino fu conferito anche nel 1995 l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale e varie furono le candidature per gli attori.

A proposito della sceneggiatura questa venne scritta in gran parte ad Amsterdam dal giovane Tarantino (che ricordiamo all’epoca aveva trentun anni), il quale in quel periodo studiò a fondo la realtà europea. La cifra stilistica più ricorrente è quella della cronologia frammentata, nel senso che i fatti non seguono un percorso lineare, ma si gioca sulla sovrapposizione dei piani temporali narrativi. Omaggi espliciti vengono tra gli altri dal cinema di serie B, di cui Tarantino fu un onnivoro spettatore.

Il titolo “Pulp Fiction” infatti si rifà alle riviste di racconti tra gli anni Venti e Cinquanta, destinati a un pubblico molto vasto e che trattavano temi violenti, sexy, al limite dell’osceno tra la fantascienza, le gangster-stories l’erotico e l’horror.


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Wim Wenders

Esponente di spicco del Nuovo cinema tedesco, il regista originario di Düsseldorf Wim Wenders è uno dei maggiori creativi di tutta la cinematografia moderna. Dopo aver studiato a Parigi, torna in Germania e studia all’Accademia del cinema di Monaco, dove realizza i suoi primi corti.

©panthermedia.net/freeartist

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Mentre in Francia andava prendendo piede la Nouvelle Vague, in Germania artisti del calibro di Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder e Edgar Reitz gettavano le basi per quella corrente della cinematografia tedesca, definita appunto Nuovo cinema tedesco. Wim Wenders s’inserisce in questa corrente, realizzando capolavori osannati dalla critica e proficue collaborazioni, una su tutte quella con Peter Handke. Esplorare l’universo intimo dei suoi personaggi, protagonisti di realtà in eterno cambiamento, che li spiazza, li fortifica, li forma e li fa rinascere: questa è la poetica di Wim Wenders, in bilico tra quello che è e quello che diventa. Già con la “trilogia della strada” il regista affronta il tema a lui caro del viaggio con “Alice nelle città”, “Falso movimento” e “Nel corso del tempo”. In America gira nel 1982 “Lo stato delle cose”, premiato al Festival di Venezia, nel 1985 vince la Palma d’Oro con “Paris, Texas” e nel 1987 sempre a Cannes viene premiato per “Il cielo sopra Berlino”. L’attività da regista di Wim Wenders è molto prolifica, da menzionare la collaborazione con il maestro Antonioni nel 1995 con “Al di là delle nuovole”.

Gli anni Duemila sono segnati da grandi successi, quali “Buena Vista Social Club”, “The Million Dollar Hotel” e “La terra dell’abbondanza”. Dopo il criticato “Palermo Shooting”, molto apprezzato invece da chi scrive, ha concorso per l’Oscar 2012 con il documentario sulla vita della ballerina e coreografa Pina Bausch “Pina”. Anche questa volta però l’ambita statuetta non è andata al grande regista.


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Tutto su mia madre

‘Tutto su mia madre’ è il capolavoro scritto e diretto da Pedro Almodovar nel 1999. Il film vinse alla 52° edizione del ‘Festival di Cannes’ il premio per la migliore regia. Inoltre ricevette anche l’Oscar come miglior film straniero.

© Denis Babenko - Fotolia

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Quello che emerge soprattutto dal film è lo spessore umano dei personaggi protagonisti, tutte donne, tra cui Cecilia Roth (nel ruolo di Manuela), Marisa Paredes (Huma), Candela Pena (Nina), Antonia San Juan (Agrado), Penelope Cruz (Rosa) e Rosa Maria Sarda (madre di Rosa). Il personaggio principale è Manuela che affronta con grande coraggio la perdita del figlio diciassettenne Esteban e decide di andare -dopo la tragedia- alla ricerca del padre di suo figlio. Il film comincia con la tragica scena della morte del ragazzo, che una sera piovosa e fredda assieme alla madre aspetta davanti ad un teatro l’attrice principale del pezzo appena visto per chiederle un autografo. L’attrice famosa però non si ferma, si infila subito in macchina e parte. Esteban nel rincorrere la vettura viene investito ad un incrocio perdendo così la vita. Dopo questo evento Manuela parte per Barcellona alla ricerca del padre di Esteban, che il figlio non aveva mai conosciuto. Come per soddisfare l’ultimo desiderio di suo figlio, oramai morto, di conoscere suo padre, Manuela va alla ricerca del suo ex compagno, che scopre essere transessuale, di nome Lola. Appena arrivata in città Manuela incontra una sua vecchia e cara amica, anche lei transessuale, la quale per lavoro fa la prostituta. Da qui in poi la trama, gli avvenimenti e le storie si intrecciano e si sovrappongono in modo vorticoso.
Il film è un manifesto di fantasia, dolcezza e umanità al femminile ed ha avuto un successo mondiale sia di critica che di pubblico.


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